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venerdì 29 settembre 2017

Milano, il giallo di Luca, caduto nudo dal tetto: «Era ferito e scappava da qualcuno»

Sul fatto che ad ucciderlo sia stata una caduta nel vuoto da circa otto metri, c’erano pochi dubbi. A distanza di un anno, resta da capire che cosa sia successo nell’albergo in cui Luca Santoiemma ha trascorso le sue ultime ore di vita, prima di quel volo che gli è stato fatale. E che cosa lo abbia spinto a fuggire seminudo sui tetti, e a schiantarsi in un cortile di viale Jenner. Perché se dalle prime battute dell’indagine non si rilevavano segni di violenza sul corpo del venticinquenne trovato agonizzante sull’asfalto del civico 73 un anno fa, i successivi accertamenti medico legali hanno dato risposte diverse, facendo emergere lesioni a volto e al collo.
Non è chiaro nemmeno chi, e per quale motivo, abbia sottratto i pantaloni di Luca, spariti (assieme a soldi e a un quantitativo di droga) dalla stanza dell’hotel di viale Butti dove si deve essere svolto, con ogni probabilità, il preambolo della tragedia.
È in base a tutti questi dubbi ed elementi non chiari che i familiari del ragazzo chiedono che l’inchiesta — pare destinata all’archiviazione, nonostante i molti quesiti rimasti in sospeso — venga ulteriormente approfondita, perciò si sono rivolti all’avvocato Michele D’Agostino. La madre Anna e la sorella Maria lo sostengono fin dall’inizio delle indagini: Luca — che era sottoposto a regime di sorveglianza — quella notte era inseguito da qualcuno, con cui aveva già avuto uno scontro.
Il ragazzo viene trovato riverso a terra alle 7.15 del primo settembre 2016nelle parti comuni dello stabile al civico 73 di viale Jenner, che ospita un call center e un poliambulatorio. A scoprire il giovane è una delle lavoratrici impiegate nell’edificio. Luca indossa solo una maglietta. Le sue condizioni sono disperate. Morirà il giorno dopo, a Niguarda, per i traumi della caduta. È questo è uno dei pochi dati certi dell’inchiesta: il decesso è compatibile con l’urto al suolo, dopo che il venticinquenne è precipitato dal tetto. Le ombre restano su quanto accaduto prima. La lente si sposta dunque in una camera dell’Hotel Milton, dove Santoiemma trascorre la serata in compagnia della fidanzata.
Ed è lì che qualcosa va storto. Il giovane viene visto uscire e rientrare in taxi. Viene notato, alla reception, un grosso «rotolo di banconote» nella tasca dei pantaloni. Si sentono voci di un litigio, forse con un altro uomo. È una notte di trasgressione, in cui il venticinquenne — è stato chiarito — fa uso di droga. Forse, quell’uscita estemporanea dall’hotel serviva per fare ulteriore rifornimento. La sua vita è destinata a spezzarsi dopo l’urto con le mattonelle di un anonimo cortile, di lì a poco.
Alcune telecamere inquadrano Luca che attraversa piazzale Nigra, già con la sola maglia addosso. Nella stanza d’hotel non vengono trovati nè i suoi pantaloni, né le banconote, e nemmeno tracce di sostanze stupefacenti. Sotto un occhio e sul collo, invece, vengono riscontrate lesioni compatibili con un pugno e dei graffi. Un’aggressione, forse per questioni di pagamenti di droga, e poi la fuga disperata sui tetti fino all’epilogo. Un volo di otto metri, magari a seguito di una spinta. Che telefoni «agganciavano» la zona a quell’ora? Perché non sono stati sentiti gli addetti alla reception dell’albergo, sopratutto sul dettaglio dei contanti? Secondo l’avvocato D’Agostino, l’inchiesta merita un’istruttoria più accurata.

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